La rivoluzione degli agenti AI nel marketing e oltre
Il panorama della tecnologia sta attraversando una trasformazione epocale grazie alla evoluzione agentica, che ha sconvolto e praticamente distrutto i tradizionali modelli ad imbuto e le vecchie customer journey.
È un dato di fatto che oggi le strutture convenzionali ideate da agenti di marketing appaiono ormai superate, perché si basavano su segmenti statici divisi per aree demografiche. Ora invece, con l’avvento di una nuova generazione di agenti AI, che dialogano tra loro, si evidenziano delle tribù dinamiche molto più fluide e intelligenti. Questi agenti collaborativi non solo interagiscono per offrire esperienze personalizzate, ma definiscono un ecosistema in cui le logiche tradizionali di marketing vengono letteralmente riscritte.
Questa dinamica ridefinisce radicalmente anche la governance del mercato, poiché oggi è chi controlla la narrazione sugli LLM (Large Language Models) che, in ultima analisi, plasma la domanda.
Non è quindi più sufficiente comprendere il cliente come entità statica, ma occorre analizzarlo come un elemento vivo di una rete in continua evoluzione. Tale mutamento apre la porta a riflessioni profonde su come verranno modellati i futuri scenari competitivi, e impone di ripensare sia le strategie di comunicazione che quelle di engagement. La strada è ora segnata, ma i grandi interrogativi restano aperti.
La maturità invisibile della tecnologia e il suo impatto sul food & wine
La tecnologia matura quando diventa invisibile
Roberta Milano ha saputo illustrare in modo incisivo un concetto fondamentale: una tecnologia si definisce matura nel momento in cui diventa invisibile, tanto da passare in secondo piano nell’esperienza quotidiana delle persone. Questo è particolarmente evidente anche nel settore food and wine, dove innovazioni straordinarie si integrano senza soluzione di continuità nei processi produttivi e nelle scelte dei consumatori. Non si tratta solo di innovazione tecnica, ma di uno spostamento culturale che rende la tecnologia uno strumento imprescindibile, quasi nascosto, ma dalla presenza costante e incisiva.
Un ecosistema che evolve senza clamori
Le dinamiche che coinvolgono i LLM e agenti AI sono quindi un esempio paradigmatico di questo fenomeno: l’innovazione non si impone con forza, ma cambia le abitudini quasi senza che se ne abbia consapevolezza. Nel food and wine, questa invisibilità è un fattore che contribuisce a diffondere nuove pratiche di consumo e produzione, mentre in altri settori l’impatto risulta più visibile e a volte anche disruptive. Comprendere il passo con cui una tecnologia matura e si integra nella società permette di prevedere le evoluzioni future e anticipare i cambiamenti dei mercati, un vantaggio competitivo oggi fondamentale.
In tale contesto, la visibilità-assenza diventa paradossalmente il segno distintivo di una tecnologia che ha raggiunto il suo pieno potenziale, lasciando aperte le porte della riflessione su quali settori saranno i prossimi a subire un’analoga metamorfosi.
La fiducia nei grandi modelli di linguaggio e il nuovo volto del turismo esperienziale
Una fiducia ambivalente negli LLM
Il contributo di Nicola Zoppi introduce un elemento di grande attualità, ovvero la fiducia nei LLM. Questi modelli, sempre più presenti nelle nostre vite, sono percepiti come neutrali e affidabili, ma in realtà presentano complessità e distorsioni che non sempre emergono con chiarezza.
La percezione di neutralità nasconde una realtà fatta di algoritmi con loro logiche e bias intrinseci: un aspetto che merita grande attenzione. Questo si riflette anche nei dati del settore turistico, dove il 41% dei viaggiatori appartenenti a Generazione Z e Millennial si fida più dei consigli dati dall’AI rispetto a quelli provenienti da persone o social media. Tale dato evidenzia come le preferenze si stiano rivoluzionando, portando i sistemi agentici a leggere recensioni e a restituire risposte in modo che assumano un valore nuovo e diverso da prima.
Il place branding che cambia grazie agli LLM
Emma Taveri ha inoltre sottolineato come le destinazioni stiano ridefinendo la propria strategia di branding, sempre più fortemente basata sulla capacità di essere rilevanti nel contesto degli LLM. La forza di un luogo oggi non si misura solo nelle sue bellezze o attrattive, ma nel modo in cui viene raccontato e intercettato dalle comunità algoritmiche.
I viaggiatori si trovano così a vivere esperienze frutto di un equilibrio delicato tra ricerca del sé e scoperta, spesso alla ricerca di momenti offline in contrasto con la saturazione digitale. Questa evoluzione segna un passaggio decisivo dalla FOMO (Fear of Missing Out) alla JOMO (Joy of Missing Out), un marketing che, paradossalmente, può contribuire a ridurre il carico antropico nelle destinazioni, incentivando un turismo più sostenibile e una scomparsa consapevole nei confronti delle mete affollate per contenere fenomeni come la gentrificazione.
Questi cambiamenti pongono nuove sfide e obbligano a ripensare molte delle strategie finora adottate per la gestione delle destinazioni, lasciando spazio a riflessioni approfondite su quale sarà il futuro prossimo del turismo esperienziale e sostenibile.

